Sappiamo
che dietro alle difficoltà di una relazione, al di là delle questioni
‘oggettive’ portate dai soggetti come cause di conflitto, stanno altri fattori
ben più sottili e difficilmente inquadrabili, anche perché si è direttamente
coinvolti e quindi poco obiettivi. Si tratta delle cosiddette ‘emozioni
distruttive’. Queste emozioni, di connotazione spiacevole per entrambi, sono
nominate dalla più parte dei componenti la coppia, ma spesso non ne sono chiari
i confini specifici. In concreto si tratta di rispondere alla domanda,
apparentemente semplice: ‘Quali emozioni provi più spesso nella relazione con
il/la partner? Come ti comporti quando ti senti così?’ Nella mia esperienza di
counselor mi càpita, con più frequenza di quanto possiate immaginare, di
soffermarmi con il cliente non solo per aiutarlo ad ascoltare e individuare le
proprie emozioni, ma anche per focalizzare la propria modalità di comunicare.
In molte ricerche è emerso che le emozioni distruttive all’interno delle coppie
hanno a che fare soprattutto con la recriminazione, la lamentazione, la
rivendicazione, il rancore e l’ostinazione. Sapete distinguere quando (e magari
quanto) recriminate oppure
rivendicate? Un grosso aiuto ce lo dà, guardate un po’, proprio il dizionario. Vediamo cosa dice quello
dell’Hoepli:
Attenzione:
quando parlo di distinguere le azioni che portano alle emozioni distruttive
intendo dire che ognuno di noi deve guardare soprattutto se stesso, NON
l’altro. Gandhi diceva ‘se vuoi cambiare il mondo comincia a cambiare te
stesso’, detto in altre parole ‘se vuoi il meglio, devi essere il meglio’.
Altrimenti finiamo per fare come la coppia portata quale esempio in un
seminario da un insigne studioso di comunicazione per illustrare il circolo
vizioso che si instaura spesso nelle coppie: ‘la moglie brontola perché il
marito beve, il marito beve perché la moglie brontola, la moglie brontola
perché il marito beve ecc. ecc.’.
E
allora, direte voi, non si può nemmeno litigare? Dovremmo sempre ‘fingere’ che
tutto vada bene? Assolutamente no! E’ proprio la finzione uno degli elementi
che porta ad atteggiamenti distruttivi come quelli visti sopra. Il conflitto e
la rabbia di per sé non hanno nulla di negativo, anzi. Dipende come vengono
espressi e l’utilizzo che se ne fa. Un conflitto familiare ben esplicitato e
gestito innesca anzi processi di chiarificazione e di miglioramento della
relazione (date un’occhiata all’articolo precedente sulla rabbia).