Comunicazione senza violenza
LA VIOLENZA INIZIA CON IL NON-ASCOLTO
La violenza nelle relazioni quotidiane si manifesta, nei nostri discorsi, giudicando gli altri. Questa è la convinzione di Marshall B. Rosenberg, fondatore della "comunicazione non violenta".
La violenza inizia col non-ascolto. La furia omicida di Zugo è l'esempio lampante di una persona che non è riuscita a farsi "ascoltare". Nella nostra vita quotidiana constatiamo continuamente che è tutto più semplice se si espongono le frustrazioni e i dispiaceri personali, sempre avendo la fortuna di avere un interlocutore pronto ad ascoltare compassionevolmente senza trarre giudizi.
E' importante tener conto della realtà emotiva di una persona; significa saper estrapolare dall'ascolto e saper riconoscere le reali necessità, i reali sentimenti che questa persona sta vivendo nel profondo del suo IO.
Da più di 30 anni Marshall B. Rosenberg sta sviluppando, in qualità di dottore in psicologia clinica, il processo della "comunicazione non violenta" finalizzata a promuovere la pace tra le persone. Si tratta di un "vecchio" allievo di Carl Roger, fondatore della psicologia umanistica con la comunicazione non-direttiva individualizzata. Nel notevole lavoro svolto, Marshall B. Rosenberg ha sviluppato il principio di Roger in modo tale da renderlo accessibile a molte persone. La "comunicazione non violenta" pone un grande accento sul fatto di riconoscere le nostre necessità e quelle dei nostri interlocutori. Dimostra, ad esempio, che in una conversazione si ottengono risultati migliori e si evitano conflitti, se si manifesta una necessità insoddisfatta invece di accusare l'altro di essere la causa sella nostra rabbia e frustrazione. La "comunicazione non violenta" ci permette di essere più consapevoli delle conseguenze delle nostre parole e azioni sugli altri.
Non veniamo tutti al mondo con un po' di "violenza" congenita? Quale bambino non ha avuto il desiderio di restituire lo schiaffo o l'offesa subiti? La violenza si insinua strisciante nella nostra prima infanzia; ubbidienza, sottomissione, intimidazione...tutti comportamenti, parole o intenzioni, con cui ci hanno abituati a non essere più padroni dei nostri desideri o a non rispettare quelli altrui.
Preoccuparsi di sé stessi, avere rispetto per gli altri, sapere come trovare aiuto ed essere riconoscenti per questo: tutte cose che si fondano su un sapere sempre più importante nel nostro tempo di crescente insicurezza. Possiamo sperare di essere all'inizio di una nuova era dell'umanità. Un'era nella quale, al di là delle considerazioni morali, esistano il rispetto e il desiderio di arricchire, con la propria consapevolezza, le relazioni quotidiane già sui banchi di scuola.
Mark Milton
presidente di IFOTES
(International Federation of Telephonic Emergency Services)