Il suicidio nella consulenza del 143

I pensieri suicidali, gli impulsi e il comportamento suicidale sono l’espressione di una estrema difficoltà esteriore e/o interiore proiettata verso la fine della sofferenza o la sua diminuzione.

 

Atteggiamento nella conduzione del colloquio

Parliamo di persone che in un momento di crisi acuta si sentono in un vicolo cieco e vedono il suicidio quale sola via d’uscita. In realtà vorrebbero ancora continuare a vivere, se…! Non si tratta quindi in fondo di voler morire, bensì di voler fuggire da qualcosa di insopportabile. Sono persone che vivono sotto una notevole pressione emozionale. La loro percezione, a causa della crisi acuta, è limitata. Sono molto agitate e si sentono estremamente impotenti. Il pensiero suicidale può essere scatenato da diversi avvenimenti: la perdita del partner e/o dei figli o del lavoro, paure esistenziali, dolori fisici continui e insopportabili, senso di inutilità, vuoto interiore, solitudine, ecc.

Il colloquio telefonico

 

Parlando con una persona suicidale non è facile rispettare e dare uguale spazio a entrambi gli impulsi (morire e voler vivere). Quando si tratta di vita e di morte siamo molto colpiti nel nostro essere e cerchiamo di attivarci per liberarci dalla pressione che sentiamo. Se ci rendiamo conto subito di questo impulso, evitiamo di agire in modo inadeguato (p. es. dando consigli, facendo la morale, prendendo iniziative ecc.) e rimaniamo invece tranquilli, empatici e presenti. Accogliendo il desiderio di morte della persona che ci ha chiamati, non le togliamo l’opzione che per lei rappresenta una via d’uscita. La persona si sente capita perché le rimane la possibilità di scegliere. Solo in questo modo ci permetterà di entrare nel suo oscuro mondo interiore dove potremo starle vicino, arrivando forse a trovare un po’ di luce alla fine del tunnel. Il nostro atteggiamento fermo e sicuro, tranquillizza chi ci ha chiamati. La pressione emozionale allenta la presa e la capacità di percezione si allarga. L’obiettivo diventa più chiaro: vengono messe in luce vie percorribili; ci si rende conto che ci sono cose che non si vorrebbero lasciare. – Simili colloqui possono salvare la vita.


Esempio di colloquio

 

Una donna (D) chiama di notte una collaboratrice volontaria (V)

(situazione e dati mutati per rispettare la segretezza del colloquio)

 

D tace, poi piange sommessamente e sussurra: Non ne posso più! E tace di nuovo.


V Lei non sta per niente bene in questo momento.


D Non ne posso più.


V Cosa le è capitato?


D Soffro molto; -non sopporto più; - non ce la faccio più!


V La sento in estrema difficoltà.


Sì, non posso continuare a vivere così. Mi sento dilaniare, non sopporto più questa sofferenza! Singhiozza – Non posso vivere senza mio marito; non vedo più via d’uscita!


V E’ sicura che senza di lui non può continuare a vivere.


D Sì, siamo stati insieme a lungo, abbiamo sempre fatto tutto insieme. Ci siamo amati. – E ora mi ha lasciato per un’altra donna! – piange forte. Poi, dopo un momento: Sa, avevamo tanti progetti; volevamo formare una famiglia. (racconta a lungo della sua relazione con il marito) E ora è tutto finito! Ho perso tutto! – Non ho più niente davanti a me; vorrei solo essere morta. Non sopporto più questo dolore! Singhiozza forte.


V Sento che questo stato di cose le è insopportabile.


D Sì! E non ho più forza, vorrei essere morta, non sentire più niente! Continua a singhiozzare.


V Lei spera che la morte le porti finalmente tranquillità.


D Sì, non ce la faccio più. Può capirmi?


V Sì, posso capirla. Silenzio. E’ come se tutto le crollasse addosso senza lasciarle una via d’uscita.


D Sì, non c’è altra soluzione che essere morta; solo così potrò finalmente dimenticare tutto!


V Sì, posso immaginarlo; - e di notte è ancora peggio.


D Sì, è terribile, mi sento molto sola e provo molta rabbia contro di lui!


V Quando tutto intorno tace  lei sente soltanto rabbia e dolore che le fanno sentire una solitudine infinita.


D Sì, di notte è particolarmente brutto. Di giorno vado almeno a lavorare. Non riesco nemmeno più a concentrarmi, ma almeno mi distraggo.


V E’ bello che il lavoro riesca, anche se per poco, a scacciare il pensiero.


D  Sì, ma le notti non le sopporto più! Penso spesso: ora la faccio finita…


V  …perché in quei momenti le manca la forza…


Sì, mi sento molto esaurita!


V  Chi può starle vicino, all’infuori di noi?


D  Ho una cara amica. Ma non posso telefonarle tutte le notti!


V  Mi dica, come la prende la sua amica?


D  Le pesa molto. E: In fondo non ha più senso niente!


Questo la fa sentire ora così tanto disperata?


D   piange sommessamente


V   Ha fatto bene a telefonarci.


D   eh? Sì?


V   Sì.


D  Sa, ho già preparato le pastiglie.


V  Per lei è importante avere questa via di uscita.


D  Sì, in questo momento mi dà sicurezza sapere che potrei prendere le pastiglie se non ce la facessi proprio più.


Posso capirlo.


D  Mi fa piacere che lei mi capisca, non posso parlarne con nessuno.


V  Sì.


D  Sa, quest’uomo è stato il mio grande amore, l’ho conosciuto tre anni fa a X (racconta a lungo di lui).


V  Lo ama ancora molto!


D  Sì, fa parte di me.


E la mancanza di questa parte di sé le provoca sofferenza.


D  Sì, a volte non ce la faccio quasi – questo dolore, questo vuoto.


V  La parte di lei che sente la mancanza vorrebbe morire – Silenzio – E l’altra parte, che sta telefonando, vorrebbe vivere?


Sì, qualcosa in me vorrebbe forse continuare a vivere.


V  Sono due cose molto vicine – Silenzio – Cosa desidera la parte che vorrebbe continuare a vivere?


D  Qualcuno che la capisca e la accetti com’è.


V  Che accetti i due aspetti, la voglia di morire e il desiderio di continuare a vivere?


D  mmh…- Lungo silenzio.


V  Come sta ora?


D  Sono molto, molto stanca, mi sdraio e proverò a dormire un po’.


Le auguro di poter trovare ancora un paio di ore di tranquillità. Se avrà bisogno potrà ancora richiamarci.


Mi fa bene saperlo.


V  Buona notte.


D  Buona notte e grazie mille.



Il numero 143 è spesso confrontato con chiamate relative a propositi di suicidio. Capita frequentemente che parenti, amici o conoscenti di persone a rischio di suicidio cerchino sostegno e indicazioni su come comportarsi in simili situazioni. Chi è confrontato con questa problematica, si sente spesso impotente.

 

Grazie alla facilità di raggiungere il servizio (24 ore al giorno, nessun riconoscimento del numero), molte persone disperate possono trovare un interlocutore e non arrivano nemmeno a pensare al suicidio.

 

Il servizio di ascolto telefonico è stato istituito oltre cinquant’anni fa allo scopo di sostenere le persone a rischio di suicidio. Oggi il Telefono 143 è diventato un numero telefonico di aiuto di prima accoglienza che offre un colloquio a chiunque si trovi in situazioni difficili. Grazie alla collaborazione di volontari opportunamente formati e alle donazioni  pubbliche e private, l’offerta di aiuto è gratuita.

NUOVA COLLABORAZIONE

Presentazione di Telefono Amico

Un amico c'è!
Luisa Reggiani, responsabile della formazione,
presenterà l'attività di Telefono Amico
a tutte le associazioni che lo desiderano.

Prossime presentazioni:
mercoledì 10 marzo 2010 - ore 20.15
"Angolo d'incontro" via S. Jorio, Giubiasco

giovedì 18 marzo 2010 - ore 13.30
Scuole Medie di Besso, Lugano

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