La rabbia è un sentimento potente e molto comune. E’ spesso accettato o addirittura valorizzato in certe culture. E’ naturalmente utile quando ci fornisce l’energia necessaria per far fronte ad un reale attacco nei nostri confronti. Se utilizzata in modo consapevole e funzionale alla soluzione di un problema, o alla difesa dei nostri confini, nel rispetto della nostra ed altrui dignità, è senz’altro una risorsa. Ma quando ci sono conseguenze non utili o addirittura controproducenti per chi la prova o per chi la fa subire agli altri, questo potente sentimento diventa un boomerang. Ad esempio ci ritroviamo a reagire in modo esagerato rispetto all'evento, comportandoci in un modo di cui ci pare non aver pieno controllo, subendone o facendo subire ad altri le conseguenze negative. Oppure proviamo un sordo rancore senza individuare l'origine di questo sentimento. Ecco che allora è più che mai importante utilizzare la rabbia come via di cambiamento. Ciò è possibile se riusciamo a sfruttarla per ottenere maggiore chiarezza riguardo certe nostre modalità di porci nei rapporti.
Tutti noi abbiamo delle modalità prevedibili e piuttosto costanti di rapportarci con determinate persone o di reagire in determiate situazioni che ci stimolano un sentimento di rabbia. In situazioni che hanno caratteristiche simili ci ritroviamo, nostro malgrado, a percorrere delle strade comportamentali ripetitive. E’ come se scattasse un corto circuito. Ci potremmo accorgere per esempio che quando nostra madre, o il compagno, o quella amica, o nostro figlio, reagiscono in un certo modo, oppure ci guardano con ‘quella faccia’, noi reagiamo rabbiosamente senza riuscire a cambiare il nostro atteggiamento. E soprattutto dando la colpa esclusivamente all’altro, o alla sfortuna, o alle circostanze…
Il problema nasce anche quando siamo incapaci di osservare e cambiare comportamento pur essendoci resi conto del motivo che ci causa rabbia o ci mantiene bloccati.
Naturalmente nelle relazioni noi umani siamo molto bravi ad intergire con modalità che sembrano fatte apposta per ‘incastrarsi’ reciprocamente e per far lievitare in modo esponenziale le reciproche reazioni. E’ così che spesso esplodono autentiche ‘burrasche’. E’ interessante chiedersi qual è lo schema ricorrente di botta e risposta. E’ un po’ come una danza con passi abbastanza prevedibili, solo che ce ne accorgiamo ‘dopo’, quando ormai la rabbia ha preso il sopravvento e la frittata è fatta, e spesso ci sorprendiamo a dirci ‘ma non mi era già successo?’ Voglio farvi un esempio molto comune di modalità relazionale ‘rischiosa’: ‘Il triangolo ’ Questo si forma ad esempio quando una terza persona viene coinvolta per attenuare l’intensità problematica instaurata tra le altre due. Purtroppo il triangolo è una situazione piuttosto stabile e frequente. Si può tuttavia evitare di stabilire un triangolo rispettando alcune regole che riportano alla responsabilità individuale, ad esempio:
Quando una persona ci invita in un triangolo cercando
per esempio di tirarci dalla sua parte a discapito dell’altra persona, per
esempio chiedendo consigli o ‘sfogandosi’, è bene rimanere serenamente
distaccati esprimendo fiducia ad entrambe le parti. Dicendo per esempio: “Non
saprei veramente cosa sta succedendo tra voi ma credo che insieme possiate
risolvere il vostro problema.” Oppure: “quando sono con te mi piace parlare di
ciò che ti riguarda e quando sono con lui/lei mi piace parlare di ciò che lo/la
riguarda”.
Ricordiamoci che noi esseri umani abbiamo
sempre preferito individuare capri espiatori piuttosto che cercare di capire cosa
non ha funzionato. La nostra sfida è utilizzare intelligentemente la nostra rabbia
per cambiare. Con tenacia e pazienza: i cambiamenti duraturi necessitano di
allenamento, proprio come i nostri muscoli.
Maria Teresa Paladino
professional counselor & coach