L'uso della violenza in famiglia o nella coppia nella maggior parte dei casi non si limita ad un evento isolato. Spesso il primo ricorso alla violenza è l'inizio di una lunga serie di atti di violenza, che aumentano spesso d'intensità e/o di frequenza. Un processo comparabile a una spirale.
- L'atto di violenza: all'esplosione della violenza si apre una valvola che fa fuoriuscire la pressione lasciando spazio a una sensazione di sollievo. La pressione accusata dall'autore scema, anche se lascia posto allo spavento e all'orrore per gli atti commessi.
- Il sentimento di colpa: dopo lo spavento, l'aggressore spesso si assume la colpa, è contrito, si scusa. L'attribuzione della colpa come atto dimostrativo e la sottomissione dell'aggressore hanno per obiettivo quello di ottenere la clemenza della vittima e di coloro che gravitano nell'ambiente circostante. Attribuirsi la colpa non è comunque un sentimento autentico - significa che non crea i presupposti per un reale cambiamento - scatena invece molto spesso nella vittima un sentimento di compassione, per cui questa tende a scusare il suo aggressore.
- Ricusare la responsabilità: scusandosi, l'aggressore rifiuta di prendersi la responsabilità dell'accaduto. L'atto di violenza in un secondo tempo sarà presentato come inevitabile "perché la mano mi è scappata" oppure "ho perso il controllo". L'aggressore "in fondo non voleva farlo", "è stata tutta colpa di una forza esterna". E se non é lui ad aver agito, allora di chi è la colpa per tutti gli atti di violenza compiuti? si chiede l'aggressore. Si arriva in questo modo a complessi meccanismi di assegnazione della colpa dell'aggressore alla vittima e all'addossarsi della colpa da parte della vittima; bisogna osservare che la vittima, assumendosi la colpa, spesso spera di fare un passo avanti per uscire da una situazione di assoluta mercé. Questo fa sì che il colpevole non si senta più responsabile per i suoi atti di violenza e non sarà in grado di mutare le cose.
- La fase di latenza: per non mettere in pericolo la pace apparentemente ristabilita e l'armonia apparente, l'argomento in seguito non viene più affrontato. Il colpevole non può più mostrare comportamenti aggressivi di alcun tipo. col nuovo inizio della "vita quotidiana all'insegna del mutismo", è certo che l'aggressore non impara a gestire l'aggressività in particolare né i sentimenti in generale. Non riesce più a percepire la sua aggressività perché questo sarebbe contrario ai suoi propositi. La conseguenza: la pressione si accumula di nuovo, sfociando presto o tardi in un nuovo atto di violenza. Non è raro veder accelerare il processo di questa spirale proprio perché il colpevole si sforza intensamente di controllare la sua aggressività. La pressione della fase di latenza aumenta quindi molto più rapidamente.